Un festival per appassionati. 35 anni di Jazz.

11 07 2007

di Patrizia Pennella

Trentacinque anni portati con grinta e stile, con quella capacità, quasi carismatica, di mantenersi costantemente un gradino più su dell’ordinario. Torna, Pescara jazz.
Torna con quello sfavillio di stelle concentrato in sei serate di metà luglio, ma anche con piccoli approdi collaterali in piazza Salotto e al Marni di Pescaravecchia.
Gli appassionati lo sanno, le serate al Teatro d’Annunzio, con il mare appostato appena di là dai cancelli, non hanno nulla da invidiare a quelle più celebrate di Umbria jazz in quanto a qualità e spessore degli artisti presenti.
Una sola, grande differenza c’è, commenta ironico Lucio Fumo, “papà” della grande rassegna musicale abruzzese ed è nel prezzo dei biglietti, che costano la metà. Un segno di rispetto per il pubblico e, in più, la possibilità anche per i giovani che non hanno le tasche piene, di avvicinarsi ad un genere musicale più raffinato ed elegante.
Sospeso tra il sobrio e il capriccioso, come le star che lo rappresentano. Natalie Cole, per cominciare, la grande voce figlia di una grande voce, che a Pescara torna dopo sette anni: musicista e diva con la fama di incontentabile. Ha scelto il festival abruzzese come unica data italiana del suo tour, come già in passato, grazie anche ad un’ospitalità che ha anticipato ogni suo vezzo. Perché si sa, lo spettacolo è anche questo.
Sarà lei, il 10 luglio ad inaugurare la rassegna 2007 al Teatro d’Annunzio, seguita il 13 da un doppio appuntamento quello con l’Sf Jazz collective con le musiche preziose di un mito come Thelonious Monk, e dall’Ornette Coleman Quartet. Coleman ha quasi ottant’anni, ma naviga attraverso le note come un vecchio lupo di mare, portando con sé artisti di qualità attrezzati ad affrontare le tempeste e le bonacce della musica.
Il giorno successivo è la volta di un altro illustre habituée di Pescara jazz, Pat Metheny che al suo pubblico in riva all’Adriatico si propone nella collaborazione con il pianista Brad Mehldau. Poi la chiusura alla grande, domenica 15. E’ per palati raffinati il Lars Sjosten Octet che, con la specialissima presenza di Gianni Basso (alla sua prima esibizione pescarese) suona le musiche di Lars Gullin; fuochi finali, quindi, con la Charles Tolliver Big Band, il meglio, nel suo genere.
Accanto al programma principale due pomeriggi di musica (11 e 12 luglio) nel cuore di Pescara, piazza della Rinascita con Speakin’ Four e Panjeazz Quartet, A24, Giuseppe Continenza Quartet e Trio Mogli; e allo Sporting hotel Villa Maria con Marco Di Battista e Marcello Sebastiani. E ancora tre serate (13,14 e 15 luglio) di Jam sessions al Marni Jazz Club di via delle Caserme, con il trio di Toni Pancella.
Si può chiedere di più? Secondo Lucio Fumo sì: gli resta il rimpianto di non aver potuto portare in riva all’Adriatico Keith Jarret, perché a Pescara non esiste una struttura adatta ai suoi concerti. Ma di fronte a tanto ben di Dio sonoro anche questo è un peccato veniale. “Il programma che presentiamo – chiosa Lucio Fumo – è di altissimo livello, e adatto ad accontentare gli appassionati.
Un cartellone ampliato, qualitativamente ineccepibile. E io credo che ci sarà veramente da divertirsi”. E non potrebbe essere diversamente.


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