Appunti di filosofia/2. I neuroni specchio.

29 11 2007

di ANGELO JONAS IMPERIALE - angama2001@alice.it


L’aver trattato il sistema motorio ed il funzionamento dei neuroni motori nel precedente articolo della nostra rubrica filosofica, se pur ci ha allontanato da una trattazione diretta del sistema dei neuroni specchio, ci ha aiutato a riconsiderare il nostro modo di conoscere e di essere in relazione alle cose, allo spazio e all’ambiente.
In particolare, riassumendo, da un punto di vista epistemologico abbiamo visto come le riscoperte funzioni dell’ area pre-motoria della nostra corteccia cerebrale ci aiutano a capire che il nostro orientamento nel mondo è dettato da un contatto diretto con l’ambiente che ci circonda definibile “embodied knowledge”.
Questo si presenta come immediata conoscenza corporea dell’esterno, che prima ancora di una nostra possibile rappresentazione linguistica, ci porta ad agire e quindi a comprendere. Il significato delle cose per noi si identifica così, ancora prima che sul piano linguistico-simbolico della conoscenza, come direttamente già presente nelle nostre azioni e nel nostro modo di essere in relazione. Da qui il suggerimento spontaneo perchè le nostre rappresentazioni simbolico-linguistiche si avvicinino il più possibile alle nostre percezioni e al divenire delle relazioni e della natura stessa delle cose, e alle esigenze e ai bisogni immediati di queste. Non ultimo per importanza in questo caso, dunque, l’accenno critico fatto alla fine del precedente articolo alle usuali rappresentazioni “modellizzate” cui la società industriale e cibernetica ci ha abituati e continua ad abituarci. Nello specifico, gli accenni fatti alle rappresentazioni del mercato finanziario e ai nuovi sviluppi cibernetici non sono stati casuali, ma erano certo volti a criticare la progressiva de-naturalizzazione delle relazioni interpersonali e dello spazio, quasi a proiettare le relazioni ed i bisogni delle persone su un piano tecnologico virtuale lontano dal nostro self, dalle nostre percezioni o addirittura in sostituzione di esse.
Prima di passare a descrivere cosa sono i neuroni specchio, ai fini di una più profonda comprensione dell’ importanza di questi, occorre sottolineare la rilevanza delle emozioni nel nostro quotidiano orientarci nel mondo.
Raramente le cose ci appaiono infatti, come questo o quell’afferrabile per questa o quella presa, come ci suggeriscono i circuiti dei moto neuroni scoperti, il più delle volte celano un pericolo o un’occasione, suscitando in noi paura, stupore, disgusto, interesse, dolore o piacere. Il nostro provare emozioni, dunque, ci consente di valutare immediatamente le variazioni più o meno improvvise dell’ambiente, e di reagire ad esse in maniera efficace e vantaggiosa. Questo in modo molto più incisivo se la nostra azione si muove in relazione con altri individui: “i loro comportamenti non incarnano solo tipologie di atto, ma spesso provocano in noi rabbia, odio, terrore, ammirazione, compassione, speranza, ecc”.
E le nostre azioni prima ancora che in relazione alle cose sono da subito inter-azioni con gli altri. Il nostro essere è soprattutto essere in relazione agli altri e con gli altri. La nostra vita si fa quotidianamente vita in contatto con gli altri.
Il nostro muoverci nel mondo dunque è per come lo avevamo descritto sinora un orientarci tra le cose e l’ambiente sì, ma soprattutto con ed insieme agli altri in quell’orizzonte unico di costruzione di senso, gioco linguistico e scambio di emozioni che a me piace descrivere come il luogo condiviso della socialità. Questo l’ecosistema particolare, se così possiamo definirlo, dell’essere umano inteso come “animale sociale”. È all’interno di esso che noi comprendiamo il mondo attraverso il nostro corpo e la nostra facoltà di condividere e scambiare emozioni con l’altro.
Facciamo un esempio per capirci meglio: un nostro amico afferra con la mano un bicchiere d’acqua, lo porta alla bocca, lo beve davanti a noi e subito ha una reazione di disgusto.
Alla sola osservazione dell’espressione di disgusto sul volto del nostro amico noi capiamo che vi è stato qualcosa che ha provocato in lui quella sensazione e certo cerchiamo istintivamente di evitare di bere quello stesso bicchiere d’acqua, quasi sentendo anche noi lo stesso disgusto.
Analizziamo ora cosa è avvenuto in realtà: appena abbiamo visto il nostro amico allungare la mano verso il bicchiere noi già sapevamo il modo in cui l’avrebbe afferrato, il fatto che lo avrebbe portato alla bocca, che avrebbe aperto la bocca in quel dato modo e che avrebbe poi bevuto l’acqua che vi era dentro. Quando poi lo osserviamo provare disgusto, capiamo che non deve essere stato simpatico bere quell’acqua.
Bene, come facciamo a prefigurarci istintivamente il comportamento possibile del nostro amico? E come poi facciamo a sentire quella sensazione di disgusto, quasi l’avessimo bevuto noi quel bicchiere d’acqua? Ci deve essere sicuramente un meccanismo straordinario all’interno del nostro cervello, che ci permette di simulare le azioni altrui ed avere con questi un contatto empatico tale da farci provare le sue stesse sensazioni.
Ecco cosa sono i neuroni specchio. Questi da un punto di vista motorio si comportano in maniera indistinguibile dagli altri neuroni motori che abbiamo descritto in precedenza, in più rispondono anche quando l’atto motorio non è compiuto dal soggetto, ma questi è semplicemente lo spettatore passivo di un’azione analoga fatta da un altro individuo.
I neuroni specchio in questo senso costituiscono un sistema neurale che mappa l’osservazione dell’azione sulla sua esecuzione, simulandola. In sostanza i neuroni mirror, si attivano non con il semplice movimento, bensì al riconoscimento di uno specifico atto motorio, non solo proprio, come nel caso dei neuroni motori, ma anche altrui.
Questi speciali neuroni possono essere così considerati il collante delle relazioni interindividuali e della nostra facilità che abbiamo, non sempre del resto, a comprenderci reciprocamente. In noi dunque esiste una forma di risonanza emotiva la quale a ben vedere risulta fondamentale per il nostro stesso essere al mondo e la nostra evoluzione. I vantaggi adattativi offerti da questa nostra facoltà sono evidenti anche perché rendono possibile l’instaurarsi e il consolidarsi dei primi legami interindividuali.
La comprensione così della natura profonda dei nostri neuroni specchio, ci conduce dunque ad una ridefinizione del nostro essere sociali, uguali agli altri e uniti da una natura che ci permette la cooperazione e ci fa desiderare la compagnia. Se infatti prima potevano essere intuizioni, oggi queste ipotesi vediamo come assumano un carattere assolutamente concreto, che inscrive la sua legittimità nella natura biologica dell’essere umano.
I neuroni specchio sembrano così fornire “il substrato neurale per una compartecipazione empatica che, sia pure in modi e a livelli diversi, sostanzia e orienta le nostre condotte e le nostre relazioni interindividuali”.
L’esistenza nell’individuo di un sistema che immagina le azioni altrui quando queste sono nel suo focus attenzionale indicano la presenza dell’alterità nell’io. Si è dimostrato come sia necessaria l’osservazione del comportamento altrui, per conoscere meglio se stessi attraverso il processo di selezione delle nostre capacità motorie messe in atto per la costruzione della simulazione.
L’io così si forma per e con l’altro in una simulazione che incarna l’azione altrui in una nostra azione comprensiva.
Il riconoscimento dell’alterità nell’io abbatte le frontiere di una vecchia concezione che relegava l’io ad unità assoluta e trascendentale, e pone le basi per una riformulazione della persona come esistente in relazione agli altri. L’unicità che è alla base del nostro essere umani è la possibilità data dalle nostre facoltà linguistiche e semantiche di costruire il nostro orizzonte di senso. Riportando il piano simbolico e rappresentazionale ad un livello più intimo e naturale scopriamo come i neuroni specchio e l’ empatia possano essere i mattoni e il cemento per la costruzione di un nuovo senso di essere in società nel riconoscimento degli altri e di noi stessi come persone .
Scoprire la pregnanza dei neuroni specchio e il ruolo fondamentale che rivestono nel nostro sopravvivere e vivere sulla terra, significa tornare a riconoscere l’importanza dell’altro come persona differente dal nostro self, nelle nostre esperienze quotidiane.
Oggi che la società globale ci pone in costante contatto con l’alterità, capire ciò significa riscoprire l’importanza di un dialogo che abbatta le barriere e ci conduca verso “discorsi viventi” che costruiscano un’ecologia della mente ove le differenze cooperino in mutuo sostegno. Le differenze culturali, le molteplicità con cui la nostra mente entra oggi quotidianamente in contatto, sono oramai la norma ove il vecchio pensiero occidentale trova difficoltà enormi ad adattarsi.
Trovare nelle differenze tuttavia la loro unicità e riscoprirle come nostre nuove conoscenze, aiuta a comprendere lo spazio condiviso della socialità.
L’identità dell’io allora si frammenta davanti all’alterità in un processo di co-evoluzione con l’altro, interculturale, o meglio, trans-culturale ed ecologico.
L’empatia come i neuroni specchio però, si delineano come principi neutri, biologici, che sottendono il nostro stare insieme, come corpi che si ritrovano a condividere uno spazio. Considerare i dettagli del nostro sistema motorio, il funzionamento del sistema dei neuroni specchio, non aiuta poi molto, se non troviamo in questa visione un posto non ai corpi ma alle individualità, alle loro scelte, alla loro libertà.
Spetta a noi, anche alla luce di queste analisi, decidere di essere persone e risvegliare la vita.


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