di LUCA MARCHETTI
Organizzata dalla Carispaq in collaborazione con la Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, la mostra “Regine d’Abruzzo”, ospitata nel Salone della Sede centrale dell’Istituto di Credito, rimarrà aperta sino al 17 novembre. A disposizione dei visitatori, un catalogo a colori di 36 pagine realizzato in 10.000 esemplari, inoltre sono previste visite guidate gratuite per le scuole e le associazioni culturali.
“Un evento importante – secondo il Presidente della Carispaq Battaglia – sulla scia del ‘Principe di Bazzano’. Costumi funerari all’Aquila nel I° millennio a.C. del 2004 per dare continuità alla scelta e all’impegno della banca di valorizzare e di far conoscere al grande pubblico aspetti culturali di rilievo del nostro territorio.
Gli anni dal 2005 ad oggi sono stati fervidi di rinvenimenti, grazie anche ai recenti lavori effettuati dall’Anas che hanno interessato la piana compresa tra Navelli, Caporciano e S.Pio delle Camere, rendendo consapevole l’opinione pubblica (anche grazie al notevole spazio che i mezzi di informazione hanno riservato agli scavi e ai reperti trovati), che l’archeologia sta riconsegnando ultimamente agli abruzzesi una parte importante del proprio passato”.
Il tema prescelto per la mostra è quello del ruolo delle donne e della loro condizione tra la fine dell’età del Bronzo e l’inizio dell’età Romana (XIII sec. a.C – I sec. d.C.). In assenza di fonti scritte o iconografiche, le uniche informazioni provengono dagli oggetti prescelti per costituire i corredi funebri. Si tratta di messaggi carichi di valore simbolico e selezionati in partenza. “Regine d’Abruzzo. La ricchezza nelle sepolture del I° millennio a.C.” vuole far conoscere la condizione delle donne abruzzesi di 3000 anni fa, dalla cui analisi emerge una sostanziale omogeneità con l’uomo.
E’ consuetudine credere che nell’antichità la disparità tra i sessi fosse maggiormente evidente rispetto ad oggi. Ciò vale soprattutto per luoghi come l’Abruzzo, il cui passato è considerato generalmente povero, poco complesso, addirittura semplicistico e sicuramente maschilista.
Dai dati forniti dall’archeologia, emerge invece un quadro totalmente diverso, per cui le donne, fino all’età del Bronzo finale, hanno diritti simili a quelli degli uomini almeno nel rituale funebre: lo stesso tipo di sepoltura a tumulo, oggetti analoghi per il banchetto e l’abbigliamento, che si differenziano solo nelle funzioni di genere, poiché all’uomo era riservata l’attività bellica – e di conseguenza vi sono armi nelle tombe – alle donne le attività tessili, l’arte del banchetto, l’ornamentazione e la cura di sé. Alcuni prodotti esotici, come le collane di ambra baltica o quelle in vetro policromo dall’Oriente, sono esclusivi delle sepolture femminili, sia di donne che di bambine, rivelando quindi una capacità di spesa decisamente elevata.
Alla soglia della conquista romana le aristocratiche abruzzesi hanno diritto, così come i loro pari grado di sesso maschile, a un funerale pubblico solenne, adagiati su letti funerari in osso. In mostra, 130 reperti, molti dei quali sinora mai esposti al pubblico, tra cui la più grande raccolta abruzzese di oggetti in vetro di provenienza cartaginese, vasi e monili, la famosa testina d’oro – passante di una collana – rinvenuta nella necropoli di Campovalano (Campli -Teramo) del III secolo a.C. e proveniente da Taranto, e le bellissime parti decorative – teste di cavallo e corteo dionisiaco – in osso facenti parte dei letti funerari scoperti a Navelli nel luglio 2007 e risalenti al I° secolo a.C..

