Le stanze del Vino. Con il cuore in pace.

25 02 2008










Foto di Marco D’antonio

di OSKAR MATZERATH

 

Il romanzo “Vino e pane”, di Ignazio Silone, è popolato da personaggi umili, rassegnati, che trovano soddisfazione nella vivacità della lingua e nel sapore delle cose semplici, come il pane intinto nel vino: “Il pane di grano bagnato nel vino rosso, non c’è nulla di meglio, ma bisogna avere il cuore in pace”. E, ancora: “Il pane è fatto da molti chicchi di grano, perciò esso significa unità. Il vino è fatto da molti acini d’uva e anch’esso significa unità. Unità di cose simili, uguali, utili. Quindi, anche verità e fratenità sono cose che stanno bene assieme”. Partecipando (e non assistendo, poi vedremo perchè) allo spettacolo “Le stanze del vino” dell’Uovo ci è venuto in mente Silone, il nostro grande Ignazio Silone. La mente a volte fa degli strani percorsi, sollecitata da riferimenti, situazioni, ambienti, atmosfere. Maria Cristina Giambruno ha fatto delle scelte drammaturgiche di grande impatto intellettuale, che ha reso ancora più evidenti attraverso la sua attenta regia. Baudelaire, Neruda, Merini: quali meravigliose sonorità poetiche, rese intense e corpose dagli attori: sfrontato, suadente, ammiccante e complice, Alessandro Rugnone; fresca, comunicativa, coinvolgente, invitante, Eugenia Scotti; accattivante, pirotecnico, spericolato, Leonardo Cecchi; morbida e sensuale Raffella Rubini. Voci e parole sottolineate da classici della musica come Verdi, Orff, Mozart, Mascagni e citazioni di Piero Ciampi, cantautore livornese “incazzato” quanto indulgente nel bere; ma anche da musiche originali e di grande atmosfera del maestro Raffaello Angelini. E torniamo per un attimo a Silone: per gustare il pane bagnato nel vino“bisogna avere il cuore in pace” e ancora: il vino significa unità, quindi: “verità e fraternità”. Sono due concetti siloniani che ritroviamo, con nostra grande e meravigliata soddisfazione, nella messa in scena dell’Uovo. La Giambruno, infatti, costruisce lo spettacolo intorno all’idea di far sentire agli spettatori, meglio di renderli parte attiva della gioiosità, della fraternità, della pace interiore che scaturisce dal “bere bene” e in compagnia. Uno spettacolo “Le stanze del vino” – anche se una buona dose di pigrizia oblomoviana e qualche cedimento dell’età ci fa preferire l’impostazione classica del teatro – che propone un percorso originale “di scena in scena” (giusto per citare L’Uovo), attraverso le stanze del museo di Santa Maria dei Raccomandati all’Aquila e di Palazzo Roccabruna a Trento. Uno spettacolo che in entrambe le città è stato accolto dal pubblico con convinta partecipazione e entusiasmo, decretandone il grande successo. Un successo che prende le mosse dalla felice intuizione di Antonio Massena, direttore dell’Uovo, di fare uno spettacolo dedicato alla promozione del patrimonio ambientale, vitivinicolo e agroalimentare dell’Abruzzo e del Trentino. E, infatti, alla fine del percorso, di scena in scena, la felice sorpresa della degustazione dei prodotti tipici, accompagnata da calici di buon vino, avendo “il cuore in pace” per il suggestivo spettacolo al quale si è appena assistito. Non possiamo, infine, non citare i costumi di Chiara Defant e le luci di Corrado Rea; la promozione e l’immagine curata da Antonio Centofanti e l’Ufficio Stampa da Giada Centofanti.


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