di GIADA CENTOFANTI
Pubblicati nel dicembre scorso, i risultati dell’indagine PISA (Programme for International Student Assessment) 2006, condotta dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), ci restituiscono un’ immagine poco confortante dei quindicenni italiani in quanto a competenze nel settore della comprensione dei testi scritti (lettura), della matematica e delle scienze. Se paesi come la Corea, la Polonia, il Messico e la Grecia hanno fatto un notevole miglioramento rispetto al piazzamento raggiunto nelle indagini PISA del 2000 e del 2003, l’Italia non solo non è migliorata, ma è scesa ancor più in graduatoria. I quindicenni del 2000, infatti, si aggiudicarono il 20° posto (su 43) per quanto riguarda la capacità di lettura, e quelli del 2003 il 31° posto (su 41) per competenze matematiche. Dati già poco dignitosi, certo, ma nel 2006 i risultati sono decisamente peggiori: su 57 paesi (i 30 paesi OCSE più 27 partner) l’Italia si piazza al 33° posto per comprensione dei testi scritti, al 38° per capacità matematiche. Il Programme for International Student Assessment è un’indagine internazionale promossa dall’OCSE per accertare le competenze dei quindicenni scolarizzati in diversi settori. Ogni ciclo dell’indagine approfondisce in particolare un’area: nel primo ciclo (PISA 2000) è stata la lettura, nel secondo (PISA 2003) è stata la matematica. In PISA 2006 l’area principale di studio è costituita dalle scienze. PISA si propone come obiettivi preminenti la messa a punto di indicatori relativi al rendimento scolastico degli studenti quindicenni, in funzione della comparazione dei sistemi scolastici dei paesi membri dell’organizzazione; l’individuazione delle caratteristiche dei sistemi scolastici dei paesi che hanno ottenuto i risultati migliori, in modo da trarre indicazioni relative all’efficacia delle politiche scolastiche nazionali; l’elaborazione e la diffusione regolari di dati sui risultati dei sistemi di istruzione, per consentire il loro monitoraggio e la costruzione di serie storiche di dati utilizzabili per orientare eventuali provvedimenti innovativi e di riforma. Come terzo ciclo di indagine, PISA 2006 ha per scopo principale la rilevazione delle competenze scientifiche. PISA si riferisce a queste competenze con il termine “literacy scientifica”, che concerne non soltanto il possesso di specifiche conoscenze scientifiche, ma anche la capacità di utilizzare in modo funzionale tali conoscenze in contesti di vita reale. All’interno delle stesse conoscenze scientifiche, poi, PISA 2006 distingue fra conoscenza della scienza (ovvero la conoscenza del mondo naturale) e conoscenza sulla scienza (ovvero la conoscenza delle caratteristiche della scienza come forma specifica di conoscenza). A livello internazionale l’indagine ha rivelato la presenza di un grosso problema di credibilità della scienza tra i quindicenni, da cui consegue fra l’altro lo scarso entusiasmo dei ragazzi per le carriere scientifiche. Negli ultimi anni le lacune nelle conoscenze e competenze scientifiche dei giovani, ma soprattutto un allarmante declino dell’interesse dei giovani verso le scienze e la matematica, sono stati stigmatizzati da molti studi. I rischi che si corrono sono alti, per questo nel 2007 la Commissione europea ha riunito un gruppo di esperti con il compito di esaminare una serie di iniziative sperimentali in corso e di carpirne gli elementi capaci di rilanciare l’interesse dei giovani verso le scienze. Ne è risultato lo studio “Science Education NOW: A Renewed Pedagogy for the Future of Europe”, detto anche Rapporto Rocard dal nome del Presidente del gruppo di esperti Michel Rocard, membro del Parlamento Europeo ed ex Primo Ministro Francese. Avendo constatato che la maggiore responsabilità del calo dell’interesse dei giovani verso gli studi scientifici risiede nella didattica della scienza, lo studio della commissione si è concentrato proprio sulle metodologie di insegnamento delle scienze. I risultati parlano chiaro: i tradizionali metodi deduttivi non funzionano, o quantomeno non bastano. E’ soltanto attraverso metodi didattici basati sull’investigazione (Inquiry-Based Science Education) che si può riaccendere l’interesse degli studenti verso le scienze. E’ evidente che gli insegnanti hanno un ruolo cruciale nel rinnovamento dell’educazione scientifica. E’ fondamentale quindi investire su di loro, sulla loro formazione, sulla creazione di reti professionali attraverso cui i docenti si sentano incentivati e stimolati. Per quanto riguarda i progetti in corso che utilizzano metodi didattici basati sull’investigazione affiancati da innovazione e creatività, il Rapporto Rocard individua due iniziative: SINUS-Transfer e Pollen. SINUS-Transfer è un programma tedesco che si basa sostanzialmente sulla cooperazione fra docenti, affinché il confronto migliori i metodi insegnamento di ciascuno. Pollen (che significa “polline”), invece, mira a stimolare e supportare l’insegnamento e l’apprendimento della scienza nelle scuole primarie cosicché i bambini possano comprendere il mondo che li circonda sviluppando il ragionamento scientifico, le abilità nel risolvere problemi e la creatività attraverso un’istruzione scientifica innovativa basata sulla pratica, su indagini e su ricerche. I processi di indagine permettono agli studenti di usare capacità intellettuali, porre domande, fare ipotesi, condurre esperimenti, sviluppare la creatività, progettare e sviluppare il pensiero critico. I bambini sentiranno di essere direttamente coinvolti nello studio delle scienze, e – attraverso la scoperta progressiva e l’appropriazione di fenomeni naturali e la pratica di osservazione e sperimentazione – svilupperanno atteggiamenti positivi verso la scienza e la tecnologia. Inoltre, lavorando in squadre, i bambini impareranno a rispettare i punti di vista di ciascuno. Pollen è supportato da un gruppo di organizzazioni pedagogiche e scientifiche di dodici nazioni europee. Il progetto si basa sulla creazione di dodici città germoglio per la scienza in dodici paesi europei. Una città germoglio – che in Italia è Perugia – è un territorio educativo che sostiene lo studio delle scienze nella scuola primaria attraverso l’impegno dell’intera comunità (famiglie, autorità educative, partner scientifici e industriali, distretti, musei e centri culturali, etc.). Il progetto infatti mira a costruire una struttura sostenibile per l’educazione scientifica attraverso un approccio diretto sul bambino, che parte dalla scuola e coinvolge l’intera città. Sulla stessa linea d’onda viaggia La main à la pâte (Le mani in pasta), progetto francese lanciato nel 1996 da Georges Charpak, premio Nobel per la fisica, con il sostegno dell’Académie de sciences de l’Institut de France e del Ministero dell’Istruzione. L’obiettivo principale del progetto è il rinnovamento e lo sviluppo dell’insegnamento di scienza e tecnologia nella scuola primaria. Idea fondamentale di La main à la pâte è che i migliori strumenti per sfruttare appieno il periodo cognitivo più fertile dell’essere umano – fra i 5 e i 12 anni – sono offerti dall’educazione basata sull’indagine. E’ necessario, quindi, implementare i metodi didattici deduttivi con percorsi investigativi, esperienze pratiche, laboratori, dibattiti e lavori di gruppo. “L’apprendimento delle scienze è complesso e paradossale – afferma André Giordan, direttore del Laboratorio di Didattica e Epistemologia della Scienza dell’Università di Ginevra – Utilizzare un solo metodo è troppo riduttivo, un insegnante deve poterne utilizzare diversi. Perciò la stessa formazione degli insegnanti è da rivedere”. Ma i ragazzi in età scolare non sono certo i soli a soffrire di “analfabetismo scientifico”. Anche se non esistono molti dati in proposito, il problema riguarda ampiamente anche la popolazione adulta. E, se vogliamo, è una problematica ancora più grave, dato che in questo caso ci si trova a dover ricostruire le conoscenze scientifiche a partire dalle fondamenta in un’età in cui manca la predisposizione cognitiva tipica dei più giovani. Tuttavia, accanto a chi, come l’esperto di comunicazione della scienza John D. Miller, sostiene sostanzialmente che non ci siano speranze per chi ha una cattiva formazione scientifica di base, fortunatamente c’è un nutrito gruppo di scienziati e professori che fanno fronte comune contro l’analfabetismo scientifico diffuso. Per quanto riguarda l’Italia basta pensare alla creazione, una decina di anni fa, della collana della casa editrice Longanesi “La lente di Galileo” che, finalizzata alla divulgazione scientifica, propone testi sulle varie discipline scientifiche che siano chiari e accessibili, ma mantengano il rigore necessario alla trattazione. Da segnalare il volume “La scienza per tutti”, una guida per aiutare il lettore nella formazione di una cultura scientifica di base, scritto da Robert M. Hazen, Professore di Scienze della Terra, e James Trefil, Professore di Fisica, entrambi di stanza alla George Mason University in Virginia. Congiuntamente a una rinnovata (o del tutto nuova?) alfabetizzazione scientifica diventano sicuramente utili tutti quei progetti tesi al rilancio della cultura scientifica, troppo spesso messa da parte – soprattutto in Italia – in favore delle discipline umanistiche, da sempre considerate più “alte”. Iniziative come il Festival della Scienza di Genova, che nasce nel 2003 con l’obiettivo di proporre un nuovo modo di fare divulgazione in Italia, con un approccio basato sull’interattività, la trasversalità degli eventi e degli argomenti e un linguaggio capace di veicolare la scienza a tutti. Come la Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica che – promossa dal Ministero dell’Università e della Ricerca e giunta alla XVIII edizione – ha lo scopo di favorire la diffusione di una solida e critica cultura tecnico- scientifica attraverso eventi, mostre, incontri e visite guidate rivolti a tutti i cittadini. O ancora come il Festival della Matematica, voluto dal “matematico impertinente” Piergiorgio Odifreddi, che si preoccupa di rendere più accessibile, più interessante e addirittura più simpatica proprio la bestia nera della maggior parte degli studenti italiani e non. Tutti eventi che hanno riscosso un grande successo di pubblico. Esempi, quindi, che dimostrano che si deve lavorare su questo tipo di divulgazione scientifica: intelligente, innovativa, coinvolgente, giocosa e soprattutto lontana dalle notizie strillate, mai spiegate né accurate, troppo spesso diffuse dai media.
Approfondimenti
Associazione Docenti italiani http://ospitiweb.indire.it/adi/
INVALSI www.invalsi.it
OECD-PISA www.pisa.oecd.org
SINUS-Transfer http://sinus-transfer.uni-bayreuth.de/home.html
Pollen www.pollen-europa.net
Le Café Pédagogique www.cafepedagogique.net
La main à la pâte www.inrp.fr/lamap/
Festival della Scienza http://festivalscienza.it
Settimana Cultura Scientifica e Tecnologica www.plinio.net
Festival della Matematica www.auditorium.com/eventi/4906489


