I colori del Carnevale. Con il sorriso e lo scherzo nel CUORE.

22 04 2008

di Angelo Jonas Imperiale

“Basta che ci si abbracci e si è tutti contenti”. Queste le parole di Zorro mentre provava a descrivermi quello che sarebbe accaduto da lì a qualche minuto per le strade del rione antico di Viareggio in festa. 10 Febbraio 2008. Ultima serata del Gran Carnevale di Viareggio denominata l’ “Apoteosi del Carnevale”. Le strade della città sono tappeti di mille coriandoli colorati che ti danno la sensazione di camminare sulle nuvole dentro un mare di gente in maschera. Il sorriso e la voglia di scherzare delle persone che incroci per un istante con il tuo sguardo smarrito nel bagno di folla, ti fanno ritrovare nella dimensione comune e piacevole del gioco e per un attimo ti fanno credere che forse questa è la vita. Ritrovarsi in un abbraccio collettivo ed essere contenti semplicemente di essere protagonisti di un gioco comune: non si vive per ritrovarsi nel grigio della diffidenza. Il silenzio si trasforma in una ricchezza di colori e movimenti diversi. La finzione resta come ultima arma per vivere il sogno di un mondo diverso che si frantuma nelle delusioni della quotidianità, ma che si ritrova nel piacere di vivere un’illusione. Che poi tanto illusione non è, se succede veramente. E succede veramente, nelle giornate di carnevale, tutti uniti nella danza ad esorcizzare le paure e a legare insieme le diverse fragilità. nella semplicità dello scherzo. La paura si trasforma come per sortilegio nella voglia collettiva del gioco. E forse non è un caso che a vincere quest’anno il gran carnevale è stato proprio un sortilegio. E’ infatti “Sortilegio” di Franco Malfatti il carro vincitore del Carnevale 2008, che ha stregato tutti con la sua monumentale scenografia densa di significato metaforico e carica di effetti speciali. Al suo passaggio, le duecentomila persone accorse per quest’ultima giornata un po’ da tutta Italia sono rimaste letteralmente a bocca aperta. Una grande torre che si apre e si richiude svelando i due volti opposti dell’esistenza: la paura e lo scherzo. Un teschio enorme che urla, si trasforma per sortilegio in una mascherona gigante di un pagliaccio che fa le linguacce. Il Carnevale conferma così la sua vocazione di grande metafora di vita e del mondo. I carri sfilano uno dopo l’altro sul lungomare di Viareggio, e tra duecentomila colori diversi e musiche e balli che si improvvisavano su ogni carro, quest’anno, come per ogni anno, non possono mancare i contenuti, le riflessioni, le critiche all’intera classe politica italiana, al capitalismo e al mondo degli affari, all’insensatezza della guerra, celate tutte sapientemente dalla satira. Celate sì ma non troppo. Incredibile è infatti “Pranzo di gala” di Alessandro Avanzino che si piazza secondo. Al centro del grande carro un maiale che si mangia le sue stesse budella e dietro di lui le sinistre figure del potere economico, religioso e militare che torreggiano come grandi architetti di un sistema in rovina, che sta finendo per divorare se stesso. Una riflessione profonda disegnata a forti pennellate espressioniste che non hanno bisogno di ulteriori parafrasi. Al terzo e al quarto posto si posizionano poi Lombardi e Vannucci con il loro carro doppio “In nome di chi”. Sono due enormi guerrieri che sfilano l’un contro l’altro armati, ben integrati insieme, che si presentano come un’unica grande opera, ma che poi di fatto sono stati giudicati dalla Fondazione Carnevale come due carri distinti. Quella che doveva essere la novità del 2008 – due costruttori che uniscono volontariamente le forze per realizzare due opere con il medesimo soggetto e con un unico titolo – esce davvero malconcia da questa edizione chiudendo così una possibile strada delle collaborazioni fra carristi che si sarebbe potuta aprire segnando forse un futuro diverso. Si sa, i verdetti fanno sempre discutere, ma questo farà certo discutere più degli altri. In proposito si possono, infatti, leggere le cronache locali del giorno dopo dense di espressioni colorite e provocatorie contro la decisione del presidente della Fondazione Tofanelli che alla fine sceglie di giudicare i due carri singolarmente. Delusione che traspira anche dal gelo dei due carristi quando l’altoparlante di Radio Carnevale annuncia la classifica finale dei carri di prima categoria e assegna loro il terzo e il quarto posto, proclamando secondo Avanzino, dominatore incontrastato delle ultime due edizioni, e trionfante il carro di Malfatti. Di seguito Massimo Breschi con il suo carro “un se ne po’ più, o re pensaci tu!” si piazza quinto e rilancia alla ribalta la vecchia satira contro la politica del Bel Paese. Breschi mostra un gigantesco re Carnevale impegnato a gettare nella discarica Prodi e Berlusconi. I due hanno inoltre maschere intercambiabili, come dire che in fondo si somigliano. Il carro del re Carnevale sorpassa in dirittura d’arrivo il Parlamento tutto da ridere della coppia Lebigre-Roger e il Grillo di Verlanti e Bonetti. Nelle ultime due posizioni poi si sistemano l’autoritratto di Gionata Francesconi e lo Scarrafone di Ricci. Arguto e originale il carro vincitore in seconda categoria che mette in scena le persone comuni prese a cazzotti dal governo. “Barcollo ma non mollo” di Umberto e Stefano Cinquini mette infatti i comuni cittadini dentro un grande ring. Questi rimbalzano come molle da un guantone all’altro, sballottati dalle tasse, dall’aumento dei prezzi, dalla precarietà. Gli ultimi due premi più importanti in ballo vanno alle splendide donne multicolore di Eleonora Francioni con la maschera di gruppo chiamata “donne di colore” e ad Antonio Fascetta con la sua maschera isolata “Usa e getta”. Il carnevale così si conclude con la proclamazione dei vincitori dagli altoparlanti di Radio Carnevale e magnifici fuochi di artificio danno a tutti l’appuntamento al 2009. Dopo la celebrazione di Sortilegio come indiscusso vincitore del Carnevale 2008, si sono riversati nelle piazze e nelle strade del rione antico circa duecentomila persone. Di queste almeno due terzi erano mascherate e hanno accompagnato danzando per tutta la notte la luna, prima che lasciasse il posto a un nuovo sole. Hanno ballato le musiche popolari viareggine, dimostrando come questo carnevale dalla fama ormai internazionale, resta ben legato alle sue origini popolari. Lasciamo Viareggio con il sorriso e lo scherzo nel cuore, perché in fondo un’illusione, poi tanto illusione non è se ti lascia dentro qualcosa e succede veramente. Come può succedere veramente nella vita di tutti i giorni se solo si riuscisse a vivere come in un racconto del bello, nella casualità di un incontro o nella continua magia che si respira nel vento.


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