Il teatro e il carcere. Quando il teatro non cerca applausi.

22 04 2008

L’Uovo, Teatro Stabile di Innovazione, è stato uno dei primi teatri in Italia (insieme al Teatro dell’Elfo di Milano, al Teatro Evento di Bologna, al Teatro dei Mutamenti di Napoli e alla Compagnia del Collettivo di Parma) e il primo in Abruzzo, a portare avanti una serie di progetti ideati e diretti da Maria Cristina Giambruno e rivolti alla popolazione detenuta (minori e adulti) presso le strutture carcerarie abruzzesi. Ricordiamoli questi progetti: Teatro domani (1982, 1983 e 1984 Istituto Penale per Minorenni L’Aquila); Teatro e Società (1990 Case circondariali di L’Aquila, Chieti e Teramo e Istituto Penale di Sulmona); Teatro, carcere e società (1995 e 1996 Casa Circondariale dell’Aquila); I mestieri del Teatro (dal 1998 al 2004 Istituto Penale per Minorenni L’Aquila – Area Penale Esterna e Area Penale Interna); …Safrasaida…, …Graffi…, Sciarada, Frames, Interposizioni, …Strade… e Viaggi (dal 2000 al 2006 Casa Circondariale dell’Aquila). Due le pubblicazioni realizzate quale sintesi dei progetti portati avanti con i detenuti: Verso il tetto del mondo a cura di Grazia Felli (1996) e …di scena in scena… di Patrizia Pennella (2001) entrambe edite dal Consiglio regionale dell’Abruzzo. Due i documentari prodotti: Oltre le sbarre di Fabrizio Masciangioli (1996) e Dopotutto siamo uomini di Giada Centofanti, Francesca Ambrosio e Sara Benmessaoud (2003). E veniamo al 2008 e alla bella, elegante e raffinata pubblicazione in bianco e nero dal titolo “Volti, quando il teatro non cerca applausi” di Antonio Massena. Questo ultimo libro ci racconta un altro capitolo dell’incontro tra L’Uovo e il carcere dell’Aquila – fortemente voluto e perseguito dal direttore Tullio Scarsella – che nasce dalla consapevolezza che mettere dentro chi delinque e buttare la chiave non significa affatto più sicurezza per la società. L’attività trattamentale e i percorsi di reinserimento più in generale rappresentano un investimento, proprio rispetto alla sicurezza sociale. Volti dolenti, volti di sfida, volti sorridenti, volti pensierosi e, poi, smorfie e tensione verso la vita. Così potremmo sintetizzare il progetto di quest’anno che si chiama per l’appunto “…Volti…” e che rappresenta una ulteriore sperimentazione teatrale finalizzata alla conoscenza delle tecniche di base dell’espressività mimica corporea e facciale in funzione della realizzazione di un percorso espressivo. Il progetto si è avvalso anche del supporto della fotografia intesa come mezzo espressivo e artistico in grado di mostrare la verità di un volto o di un luogo e/o di una persona. Quello di quest’anno è la logica prosecuzione di un percorso drammaturgico, di condivisione e risocializzazione che si sperimenta nella Casa Circondariale dell’Aquila sin dal 1990, un percorso che, per ottenere risultati sempre più positivi e in linea con quanto previsto sia dalla legge regionale 123/97, che dal Regolamento di esecuzione della legge 354/75, non può essere interrotto, anzi necessita di una continuità di intervento costante nel tempo. In questo universo chiuso in se stesso che è il carcere, in cui lo sperimento è palpabile e la solitudine mina gli animi, il teatro può rappresentare la rottura del silenzio della sofferenza e dell’aridimento dei sentimenti. I volti che il volume curato da Massena raccoglie, raccontano di storie maledette, di pensieri incatenati, di vite stonate, ma raccontano anche di come sia cambiata la popolazione carceraria. Se un tempo nel carcere si incontravano e qualche volta scontravano detenuti comuni e detenuti politici, in seguito, detenuti comuni e tossici oggi, l’antagonista del detenuto comune è lo straniero. Ma che significa progettare e fare teatro all’interno di un carcere? Sicuramente accettare una sfida insieme – detenuti, attori, tecnici, personale dell’Istituto – per costruire, attraverso la pratica del teatro, momenti di vita comune in cui lo spettacolo è solo un pretesto o, forse meglio, l’evidenza concreta di un percorso altrimenti solo emozionale. I progetti di lavoro hanno dimostrato che, ad esempio, integrazione multietnica e solidarietà sono attuabili, che la diversità di culture e lingue non è un ostacolo, ma uno stimolo, che vita esterna e interna possono incontrarsi proficuamente al di là delle barriere fisiche. Sfogliando il libro di Massena ci appare l’impegno culturale e umano dell’Uovo all’interno del carcere in tutta la sua forza prorompente a dimostrazione che non basta sapere genericamente di un’attività per apprezzarla appieno, ma che è importante viverla, sia pure attraverso le pagine di una pubblicazione. Sfogliando il libro di Massena si è portati a pensare che non c’è nulla di più intenso che descrive certe sensazioni attraverso il volto di un detenuto in bianco & nero e la profonda semplicità di un haiku, cioè di un componimento breve, privo di titolo, fiorito anticamente in Giappone. Gli haiku, Massena li ha presi in prestito da Kerouac, quale sintesi fulminante e dirompente di vite difficili, di vite smarrite.


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24 04 2008
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[...] Aprile 24, 2008 Cittadinanza attiva/Editoria: Posted by unpunto under Cittadinanza attiva, Laboratorio Teatrale, Libro, Peter Brook, Tessuto Inclusivo, Uncategorized   Teatro e carcere, Un teatro che non cerca applausi [...]

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