Adelchi SERENA. Un gerarca ingannato dalle spie di Roosevelt?

2 07 2008

serena sanber funivia

di WALTER CAVALIERI e FRANCESCO MARRELLA

Settembre 1941. Adelchi Serena, ex podestà dell’Aquila ed ex ministro dei Lavori Pubblici ha 46 anni e ricopre da alcuni mesi la carica di segretario del Partito Nazionale Fascista, che Mussolini gli ha imposto undici mesi prima col compito di mantenere in tempore belli il fronte interno, curando soprattutto le attività assistenziali ed il controllo dei prezzi. Serena può essere considerato senz’altro uno staraciano, poiché di Achille Starace ripropone la crescita ipertrofica della macchina del PNF, la sua ramificazione e la sua centralità all’interno del fascismo. A differenza di Starace, però, Serena rifiuta i noti eccessi formali e le ridicole regole di comportamento militaresco estese anche alla vita privata. Come sostiene Emilio Gentile, attualmente uno dei massimi studiosi del fascismo, quello di Serena fu uno “staracismo sobrio” e atipico. Volendo riprendere il pieno potere sul partito dopo la disastrosa segreteria di Ettore Muti, Mussolini ha scelto Serena nella convinzione che egli sia solo un buon amministratore, un solerte esecutore, un burocrate onesto, ma inoffensivo, perché privo di iniziativa politica. Al contrario, la segreteria di Serena (ancora oggi piuttosto sottovalutata dalla storiografia), si rivelerà, nonostante la sua breve durata, una delle più attive di tutto il fascismo. E questo per il semplice motivo che Adelchi Serena, da sempre simpatizzante del fascismo legalitario e moderato di Grandi e Bottai, aveva idee del tutto autonome e progetti politici tutt’altro che modesti, tali da indurre Mussolini a deporlo con un pretesto ed inviarlo a combattere in Croazia. Aparte l’adesione niente affatto convinta, benchè inevitabile, alle leggi razziali (che definiva in privato “una pagliacciata”), Serena si era distinto come fascista critico sia nell’opera di moralizzazione imposta agli altri gerarchi del regime (opera che comporterà l’aumento esponenziale dei suoi nemici all’interno del fascismo), sia nel rivendicare l’autonomia del partito nei confronti dello Stato, sia nel dissentire sul progressivo avvicinamento del fascismo al nazismo tedesco. Non per niente, egli non aderirà alla Repubblica Sociale e, sottoposto a giudizio dopo la Liberazione, uscirà completamente assolto da un tribunale antifascista (l’Alta Corte di Giustizia di Roma), mentre altri gerarchi,come Guido Buffarini Guidi, saranno condannati e finiranno davanti al plotone d’esecuzione. La terribile esperienza del fascismo e le sue tragiche conseguenze non possono e non devono distogliere il nostro sguardo dalla ricerca della verità storica, la quale esige di operare un distinguo tra l’inappellabile condanna politica del Ventennio e le singole responsabilità personali di chi si trovò ad operare dentro quel sistema. Coloro che hanno a cuore la verità e che la antepongono alle ideologie, non possono negare che Adelchi Serena sia sempre stato un patriota e un antitedesco, e abbia sempre deplorato, anche pubblicamente, la presunzione di superiorità del nazismo, basata su assurde ed esecrabili congetture razziali di natura biologica. Poiché negli ultimi anni si è parlato spesso a sproposito del gerarca aquilano, ci sembra opportuno segnalare un documento inedito che può innescare un dibattito diverso dalle facili polemiche di matrice ideologica, capaci di produrre solo frettolosi giudizi storici. Stiamo parlando di un memorandum segreto per il Presidente americano Roosevelt, oggi consultabile presso il “Franklin D. Roosevelt Presidential Library and Museum”, una delle dieci librerie presidenziali amministrate dalla National Archives and Records Administration. Il dispaccio riservato, composto di sei pagine e datato 26 settembre 1941, condensa le principali informazioni raccolte nell’area europea e mediterranea dall’allora capitano Alan Goodrich Kirk, direttore del servizio segreto della Marina USA ad Istanbul, ed inviate a Washington all’ammiraglio John R. Beardall, che le avrebbe sottoposte all’attenzione del Presidente Roosevelt. Alle pagine 5 e 6, il memorandum sintetizza le informazioni riservate attinte in Italia, indicando chiaramente come fonte proprio Adelchi Serena o un suo cugino. In questo modo il Presidente Roosevelt apprende fra l’altro, dal segretario del PNF italiano o da uomini del suo entourage, che la nostra popolazione è stanca della guerra, che sono diffusi nel Paese forti sentimenti anti-tedeschi, che Mussolini ha negato l’invio di nuove truppe per la folle avventura in Russia e che l’Italia sta alacremente fortificando il confine con l’Austria. Da queste informazioni sono intuibili l’insofferenza di Serena verso “la morsa” tedesca, la condivisione del desiderio di pace degli Italiani, le preoccupazioni per le inevitabili ritorsioni tedesche in caso di una nostra decisione di uscita unilaterale dal conflitto (quelle ritorsioni che in effetti avverranno più avanti, dopo l’Armistizio dell’8 settembre). Inutile dire che tali sentimenti non erano condivisi da tutti i gerarchi, in particolare dall’ala filotedesca del regime nella quale si annidavano i peggiori nemici personali e politici di Serena. Sul modo di intendere l’espressione “fonte Adelchi Serena” (“source – Adelchi Serena”) che nel documento indica il segretario del PNF quale origine delle suddette informazioni, sono possibili al momento solo delle congetture. La meno probabile è quella che vede Adelchi Serena fornire volontariamente informazioni agli Stati Uniti, potenza all’epoca ancora neutrale, ma di fatto già schieratasi a fianco dell’Inghilterra. Se ciò fosse stato, infatti, Serena avrebbe individuato un’alternativa alla guerra e l’avrebbe perseguita mettendosi a capo di una fronda contro Mussolini, similmente a quanto farà Dino Grandi nell’estate del ‘43. Tale ipotesi non è tuttavia sostenuta da nessun riscontro documentario pubblico o privato, e sembra altresì essere in netta contraddizione con la provata fedeltà di Serena verso il duce, oltre che col suo carattere e col suo consueto modo di operare. Il fatto che Serena nutrisse sicuramente delle riserve su un’alleanza con la Germania che andava sfociando verso una forma di subordinazione, non è di per sé sufficiente a giustificare iniziative eversive di cui non si ha alcuna prova. Non potendosi affermare nulla nemmeno su una possibile collaborazione volontaria di un non meglio identificato “cugino del Signor Serena” (“the cousin of Signor Serena”), la supposizione più plausibile è che le notizie riservate che finivano sul tavolo di Roosevelt provenissero da ambienti vicini a Serena frequentati anche da informatori dell’intelligence americana. E’ infatti molto probabile che, stante il crollo di fiducia nell’esito di una guerra che inizialmente sembrava destinata ad un rapido e sicuro successo, Adelchi Serena o uomini molto vicini a lui abbiano esternato inavvertitamente perplessità e giudizi critici, carpiti da orecchie molto attente. Non è un segreto, infatti, che in quei tempi gli Stati Uniti intrattenevano ancora rapporti con l’Italia, che l’inviato straordinario di Washington Myron Taylor soggiornava stabilmente in Vaticano e che numerosi informatori stranieri circolavano liberamente negli ambienti diplomatici e istituzionali.

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MEMORANDUM PER IL PRESIDENTE

Per gentile concessione degli Autori, riportiamo qui di seguito un brano tratto dal saggio su Adelchi Serena, di prossima pubblicazione, realizzato dal Prof. Walter Cavalieri e dal Dott. Francesco Marrella.


Il compendio allegato di dispacci segreti dalla divisione navale, Istanbul, sarà di interesse generale per il Presidente.
Con rispetto, J.R. Beardall

DIPARTIMENTO DELLA MARINA. INTELLIGENCE MARINA. WASHINGTON 26 settembre 1941
(…) Informazioni di intelligence sull’Italia (fonte – Adelchi Serena). Il popolo italiano non crede più nella vittoria tedesca, ma non può liberarsi dalla morsa tedesca. Il morale è basso e c’è desiderio di pace, ma tuttavia non ci sono stati attacchi o sabotaggi alle fabbriche. Hitler ha richiesto altre dieci divisioni italiane per la Russia, ma il duce ha rifiutato poiché i soldati italiani non sono adatti al clima russo. L’asse sta addestrando molti tedeschi e italiani in Sicilia, mentre alla scuola coloniale tedesca a Roma si stanno formando 2.200 giovani tedeschi per la polizia coloniale. Il bombardamento di Napoli verso la fine di agosto ha colpito un grosso treno di munizioni di 98 vagoni che sono tutti esplosi. Sono stati mancati, tuttavia, due grossi incrociatori e tre cacciatorpediniere nel porto. Questi erano protetti da una cortina di fumo. Le navi menzionate erano ancora lì intorno al dieci settembre. Gli italiani stanno lavorando duro sulla fortificazione del confine italo-austriaco. Il governo italiano non crede più che ci si possa fidare del Giappone come partner dell’asse.

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BIOGRAFIA

Adelchi Serena (L’Aquila, 1885 – Roma, 1970) è stato Ministro dei Lavori Pubblici e Segretario del Partito nazionale fascista. Nel 1915 parte volontario nella Prima guerra mondiale e viene decorato al Valor militare. Nel 1921, dopo essersi laureato in giurisprudenza, si iscrive al Partito nazionale fascista. All’Aquila, è prima segretario federale (1922 – 1923), poi podestà (1926 – 1934). Dal 1924 è anche deputato (fino al 1939), poi consigliere nazionale fino alla fine del regime. La sua ascesa politica all’interno del P.N.F. passa attraverso le cariche di membro del Direttorio del partito; membro del Gran Consiglio del fascismo e Console Generale della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. È anche membro della Corporazione delle Costruzioni edili. Dal 1933 al 1939 è vicesegretario del partito e si occupa soprattutto di politiche sociali. Nel biennio 1935 – 1936, mentre Achille Starace è impegnato nella guerra d’Etiopia, diventa reggente del P.N.F. e gestisce con impegno la macchina propagandista e burocratica del partito. Nel biennio 1939 – 1940 è ministro dei Lavori Pubblici, poi subentra ad Ettore Muti assumendo la segreteria del P.N.F. Come segretario del partito, Serena effettua un ampio rinnovamento dei quadri federali e, per assicurarsi un più diretto controllo sul partito nelle province, istituisce la carica di ispettore del P.N.F. Suo obiettivo principale è restituire al partito una posizione di predominio nella vita del regime, sotto il pieno controllo della segreteria. Dopo aver elaborato un più profondo progetto di riforma del P.N.F. (mai attuato), viene sostituito da Aldo Vidussoni. Dopo il 25 luglio del 1943 e la caduta del regime, Adelchi Serena non aderisce alla Repubblica sociale, si allontana dalla politica attiva e si ritira a vita privata.


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